Restauro cotto e laterizio
Cotto, tavelle, terracotta e laterizio: pulizia e recupero di pavimenti, pareti e murature rustiche.

Chi fa cosa, prima di firmare
Chi paga chi e chi risponde →- Il lavoro
- Lo esegue un'impresa della rete che questo lavoro lo fa di mestiere, e che abbiamo visto all'opera.
- Il prezzo
- Lo trattiamo noi con l'impresa, su un preventivo scritto, prima che tu firmi.
- Il controllo
- È nostro: guardiamo le fasi in cantiere e chiudiamo il lavoro con te.
Il cotto è un materiale generoso ma assetato: beve tutto quello che gli cade sopra, olio, vino, acqua, cera. Dopo qualche decennio un pavimento in cotto fatto a mano diventa un patchwork di aloni, cere ingiallite e zone opache, e il suo rosso caldo sparisce.
Quasi tutto questo, però, sta in superficie. Si toglie, si ritratta, e il pavimento torna a sembrare quello che era: vivo, un po' irregolare, mai uguale da una tavella all'altra.
Quanto costa
Vecchie cere e macchie profonde allungano il lavoro; il cotto esterno chiede protettivi diversi.
Prezzi dei lavori che seguiamo, IVA esclusa: realistici e corretti, costruiti su dieci anni nel settore delle sabbiature. La cifra del tuo lavoro arriva con il preventivo, dopo il sopralluogo.
CalcolatoreCalcola il tuo costo: pavimenti in cotto, pietra e cemento- Pavimento: pulizia e trattamento
- 20–65 €al m²
Se servono
- Trasferta, oltre 30 km dall'impresa
- 1,30–2,40 €al km percorso, andata e ritorno
- Smaltimento di abrasivo e residui
- 2,60–7 €al m² trattato
- Protezione e mascheratura degli ambienti
- 4–11 €al m² di pavimento
- Pulizia finale degli ambienti
- 2,60–7 €al m² di pavimento
- Trabattello
- 55–105 €al giorno
Il ponteggio si quota dopo il sopralluogo.
Aggiornati al 2026
Quattro problemi tipici del cotto
Il problemaGiallo e appiccicoso, soprattutto nei passaggi
La causaStrati di cera accumulati negli anni, che trattengono lo sporco.
Come si risolveDecerante specifico e lavaggio a macchina, fino a riportare in luce il cotto.
Il problemaAloni scuri che non vanno via
La causaOlio o grasso assorbiti in profondità, tipici di cucine e taverne.
Come si risolveImpacchi assorbenti che richiamano la macchia verso l'alto, a volte in più passaggi.
Il problemaVelo bianco che riaffiora
La causaSali o residui di cemento della posa, portati su dall'umidità.
Come si risolveLavaggio con detergente acido tamponato, poi risciacquo accurato.
Il problemaOpaco, grigio, senza colore
La causaIl trattamento protettivo si è consumato e il cotto assorbe lo sporco.
Come si risolvePulizia di fondo e nuovo trattamento protettivo.
Cotto esterno e gelo: terrazzi, porticati e scale
Il cotto all'aperto vive una vita molto più dura di quello interno. Pioggia, sole e soprattutto gelo lo mettono alla prova ogni inverno. Il problema principale è l'acqua che il cotto assorbe: quando gela, aumenta di volume e spinge dall'interno.
Un cotto molto poroso, bagnato e poi gelato, si sfoglia in superficie, perde piccole scaglie, si crepa. È il fenomeno della gelività, e colpisce soprattutto i cotti fatti a mano più teneri e quelli posati in zone dove l'acqua ristagna.
Per questo sui terrazzi, nei porticati e sulle scale esterne la pulizia va sempre seguita da un trattamento idrorepellente traspirante: riduce l'acqua che entra, ma lascia uscire l'umidità. I trattamenti che formano una pellicola, come le cere e alcune vernici, all'esterno vanno evitati perché si consumano, si sfogliano e trattengono l'acqua sotto.
Anche la posa conta: un terrazzo senza pendenze sufficienti tiene l'acqua ferma sulle piastrelle, e nessun trattamento può compensarlo del tutto. Quando lo vediamo in sopralluogo, lo segnaliamo.
Le piastrelle già sfogliate si possono spesso sostituire con cotto di recupero, mentre le altre si lavano e si trattano con l'idrorepellente. Un cotto esterno ben mantenuto invecchia bene e prende una patina che nessun materiale nuovo riesce a imitare.
Dal cotto sporco al cotto trattato
Il cotto va lasciato asciugare davvero tra un passaggio e l'altro: la fretta è la prima nemica del trattamento.
Giorno 1
Deceratura e lavaggio di fondo, macchie trattate una per una.
Giorni 2-4
Asciugatura: il cotto deve liberarsi dell'acqua assorbita durante il lavaggio.
Trattamento
Protettivo impregnante in una o più mani, poi l'eventuale finitura.
Da lì in poi
Detergenti neutri per tutti i giorni, niente prodotti aggressivi.
La pulizia di posa: il primo trattamento di un cotto nuovo
Anche il cotto nuovo ha bisogno di cure, e le prime sono le più importanti. Dopo la posa, sulla superficie restano residui di malta, di stucco delle fughe e un velo di cemento che, se non tolto subito, si fissa nei pori e opacizza il pavimento per sempre.
La pulizia di posa si fa con detergenti acidi tamponati, pensati per il cotto, che sciolgono i residui cementizi senza aggredire l'argilla. Si lavora a zone, si risciacqua abbondantemente e si lascia asciugare. È un passaggio che molti posatori saltano o fanno in fretta.
Poi viene l'asciugatura, che nel cotto nuovo richiede tempo: il massetto sotto e le piastrelle stesse contengono ancora acqua. Trattare un cotto ancora umido significa intrappolare l'acqua sotto il protettivo, con aloni e macchie bianche che affiorano nei mesi successivi.
Solo quando il pavimento è ben asciutto si applica il trattamento impregnante, in una o più mani, fino a saturare il cotto. Da quel momento il pavimento è protetto e può ricevere eventuali finiture.
Recuperare un cotto posato male anni prima, con residui di cemento ormai induriti, è molto più faticoso che fare bene questi passaggi all'inizio. Se stai posando un cotto nuovo, vale la pena pretenderli.
Scale in cotto: gradini, alzate e bordi
Le scale in cotto, interne ed esterne, sono tra le superfici più belle e più sollecitate di una casa. Ogni gradino viene calpestato nello stesso punto migliaia di volte, e il bordo, il cosiddetto naso del gradino, prende urti e usura.
Con gli anni il cotto dei gradini si consuma al centro, si scheggia sui bordi e si macchia nei punti di passaggio. Sulle scale esterne si aggiunge il problema dell'acqua: i gradini senza pendenza trattengono pozzanghere che, d'inverno, gelano.
Il recupero prevede la pulizia e il trattamento come per i pavimenti, con qualche attenzione in più. I gradini scheggiati si riparano con malte colorate o si sostituiscono con elementi di recupero; i bordi molto consumati si possono proteggere con profili discreti in metallo o legno.
Sulle scale esterne si scelgono trattamenti che non rendano il cotto scivoloso: niente cere, ma impregnanti idrorepellenti che lasciano la superficie opaca e ruvida al passo.
Le alzate, cioè le parti verticali dei gradini, si sporcano con le scarpe e con l'acqua di pulizia dei pavimenti: meritano la stessa cura delle pedate.
Che finitura dare al cotto
Se vuoi il cotto il più naturale possibile
Impregnante idro-oleorepellente
Entra nel cotto e lo protegge dalle macchie lasciandolo opaco, quasi come appena posato.
Se ti piace un effetto caldo e leggermente lucido
Impregnante più cera
La cera dà profondità di colore e una luce morbida, ma va ripresa periodicamente.
Se è una cucina o una taverna molto usata
Protezione antimacchia rinforzata
Più resistente a olio e grassi, con una manutenzione più semplice.
Se il cotto è esterno
Protettivo traspirante per esterni
Deve respingere l'acqua senza chiudere i pori, per non spaccarsi con il gelo.
Pareti, volte e soffitti in cotto
Tavelle a vista nei solai, volte a botte in cantina, pareti rustiche in laterizio: anche qui il cotto si ingrigisce, si copre di pitture e scialbature, trattiene polvere e umidità.
Su pareti e soffitti non si lava come un pavimento: si lavora a secco, con microsabbiatura delicata o spazzolatura, e si fissa la superficie perché non spolveri.

Cotto artigianale e cotto industriale reagiscono in modo diverso
Il cotto fatto a mano, pressato negli stampi e cotto in forni tradizionali, ha superficie irregolare, colori che variano da una tavella all'altra e una porosità alta. Assorbe molto, si macchia facilmente, ma con il trattamento giusto prende una profondità di colore che nessuna piastrella imita.
Il cotto industriale, estruso e cotto a temperature più alte, è più compatto, più regolare e meno assorbente. Si pulisce più facilmente e chiede meno prodotto per essere protetto, ma ha anche meno carattere.
Anche la pulizia si adatta: sul fatto a mano si lavora con più pazienza e si accetta che qualche segno del tempo resti, perché fa parte del materiale. Sul cotto industriale si può puntare a un risultato più uniforme.
Cotto e riscaldamento a pavimento
Il cotto è un ottimo materiale per il riscaldamento a pavimento: ha una buona inerzia termica, accumula il calore e lo rilascia lentamente. Una casa con pavimento in cotto e riscaldamento radiante ha un calore morbido e uniforme, molto piacevole.
Ci sono però alcune attenzioni. Il calore dal basso asciuga il cotto e il massetto, e questo può far affiorare sali e residui che in un pavimento normale resterebbero nascosti. Per questo, prima di trattare un cotto su riscaldamento radiante, si fa un ciclo di accensione graduale che asciuga bene tutto il pacchetto.
I trattamenti devono essere compatibili con il calore. Alcune cere, con il riscaldamento acceso, diventano appiccicose o ingialliscono più in fretta. Si preferiscono impregnanti e finiture che resistono alle temperature del pavimento senza alterarsi.
Anche le fughe sono sollecitate: il pavimento si dilata e si ritira con i cicli di accensione, e stucchi troppo rigidi possono crepare. Durante il recupero si controllano e si rifanno quelle danneggiate.
Con queste accortezze, cotto e riscaldamento a pavimento stanno bene insieme per decenni, e il calore esalta anche il colore del cotto, che resta più asciutto e vivo.
Terrecotte decorative: comignoli, cornici, fregi
Il cotto non è solo sui pavimenti. Sulle facciate delle case storiche si trovano elementi in terracotta decorativa: cornici delle finestre, fregi, marcapiani, comignoli lavorati, balaustre, formelle con motivi floreali. Erano prodotti in stampi e colorati in pasta, a volte smaltati.
Questi elementi sono esposti a pioggia, gelo e smog, e con il tempo si sporcano, si crepano e perdono pezzi. I comignoli, in particolare, sono colpiti da fumo, vento e sbalzi di temperatura, e spesso sono gli elementi più rovinati.
La pulizia della terracotta decorativa richiede delicatezza: si usano tecniche a bassa pressione, impacchi o ghiaccio secco, per non consumare i dettagli. Le parti crepate si consolidano, quelle mancanti si integrano con malte colorate o, nei casi più importanti, con copie realizzate da artigiani.
Per la protezione si usano idrorepellenti traspiranti, che rallentano l'assorbimento d'acqua senza cambiare l'aspetto della terracotta.
Sugli edifici storici questi interventi rientrano nel restauro della facciata e seguono le stesse regole di tutela. In laguna al gelo si aggiunge il sale dell'acqua alta, e il lavoro cambia ordine: se ne parla nella pagina sul recupero del cotto antico a Venezia.
Cotto pulito e protetto
Le differenze di colore tra le tavelle sono il segno del cotto fatto a mano.



Olio di lino, cera d'api, cere sintetiche: cosa c'è sul tuo cotto
Chi recupera un pavimento in cotto antico trova quasi sempre sopra decenni di trattamenti diversi. Capire cosa c'è aiuta a scegliere come toglierlo, perché ogni prodotto richiede un metodo diverso.
Nelle case contadine il cotto veniva spesso trattato con olio di lino, a volte cotto, che penetrava nei pori e lo rendeva più resistente all'acqua e alle macchie. Con il tempo l'olio si ossida, scurisce e diventa appiccicoso, soprattutto se steso in strati spessi.
Poi c'era la cera d'api, passata e lucidata a mano. Dà un bel calore, ma si accumula strato su strato e trattiene lo sporco. Dagli anni Sessanta in poi sono arrivate le cere sintetiche e i prodotti autolucidanti, comodi ma difficili da togliere, che con il tempo ingialliscono e diventano grigi nei passaggi.
I deceranti moderni sono diversi a seconda di cosa devono sciogliere. Un pavimento con molti strati di cera sintetica richiede un prodotto e un tempo di posa diversi da uno trattato con olio di lino. Per questo si fa sempre una prova su una piastrella prima di procedere.
Una volta tornati al cotto nudo si può scegliere se tornare ai trattamenti tradizionali, oggi disponibili in versioni migliorate, o passare a impregnanti moderni più facili da mantenere.
Le domande più comuni
Si può levigare il cotto?+
Si può, ma consuma la superficie originale e cancella la pelle segnata dal tempo che rende bello il cotto antico. Lo consigliamo solo su pavimenti molto irregolari o rovinati.
Quanto resta inutilizzabile la stanza?+
Di solito pochi giorni, soprattutto per l'asciugatura tra lavaggio e trattamento. Si può camminare con calzini dopo la protezione, e riportare i mobili quando il trattamento è asciutto.
Il cotto trattato si macchia ancora?+
Molto meno: una macchia fresca resta in superficie e si toglie con un panno. Il trattamento non rende il cotto invulnerabile, ma dà il tempo di intervenire.
Che detergente usare dopo?+
Detergenti neutri, poco concentrati. Candeggina, anticalcare e prodotti acidi consumano la protezione e sbiancano il cotto.
Si possono sostituire le tavelle rotte?+
Sì: si cercano tavelle di recupero simili per colore e formato, oppure si fanno realizzare. Dopo la pulizia e il trattamento le differenze si attenuano molto.
Il cotto in cucina è una buona idea?+
Con un trattamento antimacchia adatto sì, e dura decenni. Serve solo la costanza di pulire subito olio e vino e di usare detergenti neutri.
Il cotto si può lucidare a specchio?+
Il cotto non nasce lucido: con cere e lucidature si ottiene una luce morbida, satinata. Una lucidatura a specchio lo snaturerebbe e sarebbe difficile da mantenere.
Le fughe annerite si puliscono?+
Sì, con detergenti specifici e spazzole. Se sono molto rovinate o sfarinate si svuotano e si rifanno con uno stucco del colore adatto.
Si può posare cotto nuovo accanto a quello antico?+
Si può, ma la differenza di colore e superficie è evidente. Meglio usare cotto di recupero, che si trova in commercio da demolizioni, e trattare tutto insieme.
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