Pavimenti: sabbiatura, pallinatura o levigatura? Cemento, cotto, marmo e pietra
Mario Tresoldi, ingegnere edile10 min di lettura

Chi cerca «sabbiatura pavimento» ha quasi sempre in mente un lavoro preciso: il garage da preparare per la resina, il cotto della taverna da rimettere in sesto, il marmo di casa opaco, il cortile in pietra annerito. Sono quattro pavimenti diversi, e solo in uno o due casi la risposta giusta è davvero la sabbiatura.
Qui mettiamo a confronto le tre tecniche che si usano sui pavimenti, sabbiatura, pallinatura e levigatura, e diciamo per ogni materiale quale scegliere, quanto costa e cosa si sbaglia più spesso. Per i muri, che seguono regole diverse, c’è la guida su sabbiare muri e pareti.
Tre tecniche, tre modi di lavorare
La sabbiatura lancia un abrasivo con l’aria compressa. È flessibile, va bene su superfici verticali, su pezzi e su zone irregolari, ma sporca: l’abrasivo cade a terra e la polvere si alza. Sui pavimenti si usa soprattutto all’aperto o su superfici piccole. Come funziona, con abrasivi e pressioni, lo spiega la guida completa alla sabbiatura.
La pallinatura usa una macchina che cammina sul pavimento e scaglia pallini d’acciaio contro la superficie, poi li riaspira, li separa dalla polvere e li rilancia. È un ciclo chiuso: niente abrasivo sparso, pochissima polvere, rese altissime sulle grandi superfici piane. Lavora solo in orizzontale, e lascia un fondo ruvido e regolare, perfetto per le resine. È parente stretta della granigliatura, di cui parliamo nel confronto tra sabbiatura e granigliatura.
La levigatura usa macchine a dischi con utensili diamantati, a secco con aspirazione o ad acqua. Non lancia niente: consuma la superficie in modo controllato, la spiana e, con grane sempre più fini, la lucida. È la tecnica del marmo, della graniglia e del calcestruzzo lucido.
La tabella per scegliere
| Pavimento | Tecnica giusta | Perché | Prezzo indicativo |
|---|---|---|---|
| Cemento di garage e magazzini | Pallinatura | Pulisce e apre i pori per resine e vernici | 8–36 € al m² |
| Cotto interno | Lavaggio e deceratura | La sabbiatura toglie la pelle cotta | 20–65 € al m² |
| Marmo e graniglia | Levigatura e lucidatura | Spiana e lucida senza scavare | a preventivo |
| Pietra esterna, cortili, scale | Sabbiatura o idrolavaggio | Pulisce e lascia una superficie ruvida | 13–65 € al m² |
| Calcestruzzo esterno, rampe | Pallinatura o sabbiatura | Toglie sporco, olio e lattime | 8–36 € al m² |
| Parquet | Levigatura del parchettista | Il getto scaverebbe il legno | non è un lavoro di sabbiatura |
I prezzi sono quelli dei lavori che seguiamo, senza IVA. Le schede che li spiegano sono la pulizia del calcestruzzo, il restauro del cotto e la sabbiatura della pietra.
Cemento e calcestruzzo: la pallinatura prima della resina
Un pavimento in cemento nuovo ha in superficie un velo debole, il lattime, fatto di acqua e cemento fine risaliti durante il getto. Un pavimento vecchio ha olio, gomma, vernici, residui di colla. In entrambi i casi una resina stesa sopra si attacca a quello strato, non al cemento, e prima o poi si stacca.
La pallinatura toglie il velo e lascia un fondo aperto e ruvido. Per un garage di casa è un lavoro di poche ore, con una macchina che fa meno rumore di quanto si pensi e quasi nessuna polvere. Sui capannoni si arriva a centinaia di metri quadri al giorno.
Il punto delicato non è la pallinatura, è l’umidità. Un massetto contiene acqua per settimane dopo il getto, e un pavimento a contatto con il terreno può riprenderla dal basso. Una resina epossidica stesa su un fondo umido fa le bolle e si sfoglia. Prima di partire si misura l’umidità residua, e se serve si sceglie un primer adatto o si aspetta.
Le macchie d’olio profonde sono l’altra trappola: la pallinatura toglie la superficie, ma l’olio penetrato in profondità risale e fa saltare la resina proprio lì. Vanno trattate prima, con sgrassanti specifici o rimuovendo il cemento impregnato.
Quale resina dopo la pallinatura
La pallinatura prepara il fondo; quello che ci va sopra si sceglie in base all’uso.
Una resina epossidica è dura e resiste bene agli oli e ai prodotti chimici, per questo è la più usata nei garage e nelle officine. Ha un difetto: alla luce del sole tende a ingiallire, quindi vicino a una vetrata o all’aperto si preferisce chiuderla con una finitura poliuretanica, più elastica e stabile ai raggi ultravioletti.
Poi c’è lo spessore. Una resina a film, stesa a rullo in due mani, è sottile e costa meno: va bene in un garage di casa. Un autolivellante da due o tre millimetri copre i difetti del fondo e regge il passaggio dei carrelli. Dove serve una superficie antiscivolo si semina quarzo tra una mano e l’altra.
La resina si quota a parte rispetto alla preparazione, e il preventivo deve dire sistema, spessore e numero di strati. Senza queste tre voci due offerte non si confrontano.
Il cotto: il pavimento che non si sabbia
Il cotto ha una superficie più compatta del cuore, formata dalla cottura. È quella che lo rende resistente alle macchie e che prende la patina con gli anni. La sabbiatura la porta via in un attimo, e sotto resta un cotto poroso e pallido che beve tutto.
Per questo il recupero di un pavimento in cotto si fa con altri strumenti. Si tolgono le vecchie cere con un decerante, i residui di cemento con un detergente acido tamponato, le macchie d’olio con impacchi assorbenti. Si lascia asciugare a fondo, e solo dopo si protegge con un impregnante. Dove il cotto ha sali che risalgono, come nei piani terra della laguna, si lavora prima sui sali: è la storia raccontata nella pagina sul cotto antico a Venezia.
Una micro sabbiatura leggerissima si usa solo in casi particolari, per esempio su un cotto molto irregolare coperto di malta, e sempre dopo una prova su una piastrella nascosta. Passaggi, protettivi e prezzi del recupero sono raccolti nella guida sul cotto antico di casa.
Marmo, graniglia e seminato: levigatura e lucidatura
I pavimenti in marmo e in graniglia delle case del Novecento si recuperano con la levigatura, che in Veneto si chiama anche arrotatura. Si spiana la superficie consumata dai passi, si chiudono le piccole buche con stucchi colorati e si lucida con grane sempre più fini. Un pavimento opaco e rigato torna liscio in due o tre giorni.
Il terrazzo alla veneziana segue lo stesso principio, con più cura: ha scaglie di marmo in un legante a calce, e una levigatura troppo profonda può scoprirle in modo diverso da com’erano. È un lavoro da terrazziere o da arrotino esperto.
La sabbiatura su questi pavimenti non si usa: lascerebbe una superficie opaca e ruvida, l’opposto di quello che si cerca. Possiamo indicare chi fa questi lavori in zona, ma non li facciamo passare per sabbiature.
Pietra esterna: cortili, marciapiedi e scale
Fuori casa la sabbiatura torna utile. Un cortile in porfido, una scala in pietra annerita, un marciapiede in trachite si puliscono con l’abrasivo a bassa pressione o con l’acqua calda in pressione, secondo lo sporco.
La sabbiatura ha un vantaggio in più: lascia la pietra leggermente ruvida, e per questo si usa anche per rendere antiscivolo le superfici lucidate dal passaggio. Su gradini consumati e lisci, una sabbiatura leggera migliora la presa del piede senza cambiare l’aspetto.
Dopo la pulizia, su pietre porose come l’arenaria, conviene un protettivo che rallenti lo sporco e il muschio. Su graniti e porfidi di solito non serve. Conta invece la stagione: la pietra va pulita con il tempo asciutto, e un cortile lavato a novembre resta umido e verde fino a primavera.
Scale e gradini
Le scale sono il caso più scomodo, perché le macchine da pavimento non ci lavorano: la pallinatrice cammina solo in piano, e le levigatrici grandi non entrano su un gradino.
Le scale interne in marmo o in graniglia si levigano con macchine piccole e a mano, gradino per gradino, e il costo segue il numero dei gradini più che i metri quadri. Quelle esterne in pietra si puliscono con un getto abrasivo leggero, che lascia anche una superficie meno scivolosa. Le scale in cemento di cantine e garage si preparano con levigatrici portatili o con la sabbiatura, prima della resina o della vernice. Il bordo del gradino, dove il piede appoggia, è il punto che si consuma per primo e quello da curare di più.
Il parquet: un’altra storia
Molte ricerche chiedono la sabbiatura del pavimento in legno. Il parquet non si sabbia: si leviga con levigatrici a nastro e a disco, togliendo pochi decimi di millimetro alla volta, e poi si vernicia o si olia. È il lavoro del parchettista, e il getto abrasivo farebbe solo danni, scavando le parti tenere del legno.
La sabbiatura sul legno ha senso su travi, soffitti, scuri e strutture esterne, dove si vuole togliere vernice e sporco senza spianare. Per quelle i conti sono nella guida dedicata a travi e soffitti da sabbiare.
Polvere, rumore e giorni di fermo
Un pavimento non si può usare mentre lo si lavora, e dopo spesso deve aspettare.
La pallinatura è la tecnica più pulita: la macchina aspira mentre lavora, e il rumore è quello di un motore elettrico grande. La levigatura ad acqua non fa polvere ma produce un fango da raccogliere; a secco serve un aspiratore potente. La sabbiatura in casa, sui pavimenti, si evita: la polvere di pietra e di cemento contiene silice cristallina, che l’INAIL indica tra gli agenti più pericolosi dei cantieri.
I tempi da mettere in conto: poche ore per pallinare un garage, da tre giorni a una settimana se sopra va una resina, una settimana circa per un cotto tra lavaggio, asciugatura e trattamento, due o tre giorni per levigare e lucidare un marmo. Se la stanza è l’unico passaggio di casa, va organizzato prima.
Quanto costa: due esempi
Due conti fatti con il nostro listino, IVA esclusa.
Un garage di 30 metri quadri da pallinare prima della resina: circa 240–1.080 € per la sola preparazione. La resina si aggiunge, e dipende dal sistema scelto e dagli strati.
Una taverna con 40 metri quadri di cotto da decerare, lavare e trattare: circa 800–2.600 €, a cui si aggiungono la protezione dei muri e dei mobili rimasti, 4–11 € al m² di pavimento, se la stanza non si può svuotare.
Con le misure del tuo pavimento il conto lo rifà il calcolatore dei pavimenti, mentre le voci extra stanno nella pagina dei prezzi. Il listino per oggetto, dal garage al cortile, è nella guida al prezzo della sabbiatura.
Gli errori che si pagano di più
Quattro errori tornano spesso, e costano più del lavoro stesso.
Sabbiare il cotto per schiarirlo: si ottiene un pavimento pallido che si macchia per sempre. Stendere la resina su un massetto umido: si stacca entro l’anno, e toglierla costa più che pallinare due volte. Lucidare un pavimento esterno: diventa scivoloso con la prima pioggia. Pallinare un pavimento sottile o un vecchio battuto: la macchina lo può sfondare dove è più debole.
Per evitarli, al sopralluogo si guarda il pavimento, si batte con il martello dove suona vuoto e si chiede cosa dovrà succedere dopo. Una tecnica scelta al contrario, partendo dal risultato, sbaglia molto meno.
Cosa deve dire il preventivo
Per un pavimento il preventivo serio scrive:
- la superficie e il materiale, con lo stato di partenza;
- la tecnica, e per la pallinatura il grado di rugosità che si vuole ottenere;
- come si gestiscono la polvere o il fango, e chi pulisce alla fine;
- per il cemento, la misura dell’umidità prima della resina;
- lo smaltimento dei residui, con la cifra;
- i giorni in cui il pavimento non si potrà usare.
Le domande da farsi prima di chiamare
Che pavimento è, davvero: cemento, cotto, marmo, graniglia, pietra, e in che stato. Cosa ci andrà sopra: una resina, un trattamento, niente. Dove sta: dentro casa, in un garage, fuori. Per quanti giorni può restare fermo.
Con queste risposte si sceglie la tecnica in pochi minuti. Il resto lo fa il sopralluogo, con una prova su un angolo nascosto quando il materiale è delicato. Valutiamo il pavimento, scegliamo chi lo lavora meglio tra le imprese della rete e mettiamo per iscritto tempi e voci, compresi i giorni in cui non si potrà camminarci. Sui pavimenti industriali e sulle grandi superfici il lavoro segue il metodo della granigliatura.
Domande frequenti
Si può sabbiare un pavimento in cotto per schiarirlo?
Meglio di no. La sabbiatura porta via la superficie cotta, la più compatta, e lascia sotto un cotto poroso che beve le macchie. Per schiarire si toglie quello che lo scurisce, cere e olii vecchi, con decerante e lavaggi; poi si protegge con un impregnante chiaro.
Pallinatura e sabbiatura sono la stessa cosa?
No. La sabbiatura lancia l'abrasivo con l'aria compressa e lo lascia cadere a terra. La pallinatura usa una macchina che scaglia pallini d'acciaio sul pavimento e li riaspira subito, in un ciclo chiuso: lavora solo in orizzontale, ma fa pochissima polvere ed è velocissima sulle grandi superfici.
Dopo la pallinatura si può dare subito la resina?
Solo se il massetto è asciutto. L'umidità residua si misura prima, e il primer si dà sul fondo pallinato e aspirato, di solito lo stesso giorno o il successivo. Una resina stesa su un cemento umido fa le bolle e si stacca a chiazze.
Quanto resta inutilizzabile il pavimento?
La pallinatura di un garage si fa in poche ore. Con la resina sopra, tra primer e strati di finitura, servono da tre giorni a una settimana prima di camminarci e di più prima di passarci con l'auto. Il cotto, tra lavaggi, asciugatura e trattamento, chiede in genere una settimana.
Il parquet si può sabbiare?
No: il parquet si leviga con le levigatrici a nastro e a disco, ed è il lavoro del parchettista. L'abrasivo a getto scaverebbe le venature tenere e lascerebbe una superficie a onde.
Un pavimento esterno pulito diventa scivoloso?
Al contrario: una pietra sabbiata o pallinata ha una superficie più ruvida di prima, e per questo la sabbiatura si usa anche per rendere antiscivolo scale e rampe. Diventa scivoloso un pavimento esterno lucidato, che fuori non si dovrebbe lucidare.
Un pavimento da recuperare?
Mandaci una foto d'insieme, una da vicino e i metri quadri, e dicci cosa dovrà andarci sopra: ti diciamo quale tecnica serve e quanto costa.